Nella tradizione che seguo, la vita è un viaggio e la conoscenza è il mezzo per attraversarlo. Per questo la cura della sera, prima di dormire, può essere anche un momento di raccoglimento, oltre che di riposo.
Non sono un medico né una terapeuta e non sostituisco le cure. Se hai problemi di sonno, di ansia o di salute, continua le cure che stai facendo e parlane con i tuoi medici.
Rivedere la giornata. Prima di dormire si può ripercorrere la giornata con calma, senza senso di colpa, per riconoscere ciò che è andato bene e ciò che si vorrebbe fare diversamente. Al risveglio si può annotare un sogno, se lo si ricorda, prima che svanisca.
Un nutrimento per la mente. Alcune persone leggono poche righe di poesia o di testi spirituali, come la Bhagavata Purana. È facoltativo.
Un respiro lento. Molte persone trovano che respirare lentamente, con l’espirazione un po’ più lunga dell’inspirazione e lasciando che l’addome si muova, aiuti a calmarsi. Non è una tecnica che garantisce di non provare ansia: se non ti riesce, non stai sbagliando. Fai solo ciò che ti è comodo e fermati se senti fastidio.
Le pause. Nella tradizione, le pause tra un respiro e l’altro sono considerate momenti sacri. Se le provi, brevi e senza forzare, e solo se ti stanno comode. Se hai problemi respiratori, cardiaci o se ti agiti, salta le pause e chiedi al tuo medico.
Il suono OM. Si può pronunciare lentamente un OM, magari chiudendo con le dita le orecchie: molti lo trovano piacevole, perché si sente la voce vibrare. Lo stesso vale per la sillaba «A», che si pronuncia piano per aiutarsi a lasciar andare. Sono pratiche spirituali, non cure.
La postura. Schiena dritta ma non rigida, mento leggermente inclinato, occhi socchiusi e rivolti verso il basso.
Nelle filosofie orientali la riflessione sulla morte è un tema centrale, e il sonno viene considerato un piccolo esercizio di lasciar andare. In questa visione siamo anima, e il corpo è un abito che un giorno restituiremo. È una prospettiva: puoi sentirla tua, oppure no. Il rispetto per chi la pensa diversamente resta intatto.
Mettere in conto anche la possibilità che la vita finisca, per chi riesce a farlo, può dare una certa pace, perché non possiamo controllare il futuro. La paura della morte è umana e non va giudicata: ci si può avvicinare ad essa con delicatezza, un passo alla volta, e con una persona accanto.
La differenza tra sapere e vivere sta nella pratica quotidiana, la sadhana. Pochi minuti di silenzio e di respiro possono diventare un piccolo rifugio, un «giardino interiore». Non è un obbligo, e non c’è un modo giusto o sbagliato di farlo: ognuno lo vive a modo suo.
Se in questo momento stai molto male o pensi di farti del male, non aspettare: chiama il 112 o una persona di fiducia.
Gli incontri di Sabrina Ferrero sono gratuiti. Per partecipare o avere informazioni scrivi a sabrina@curaesalute.it.